mercoledì 25 aprile 2012

Vertigo


Il tappeto del corridoio era consunto e sporco. S'intravedeva una vecchia fantasia a fiori ormai sbiadita. Le lampade appese alle pareti erano fioche, anch'esse vecchie. Ricordavano la ricchezza di un tempo. Il palazzo forse doveva essere appartenuto a gente ricca. In fondo vi era la grata dell'ascensore, quasi del tutto arrugginita. L'appartamento della donna era in realtà una piccola stanza, accogliente e pulita. La sua inquilina aveva una passione per i fiori e per le tinte decise. Come il copriletto ricamato, come i fiori finti che aspettavano immobili il suo rientro, in un vaso bianco sulla toletta accanto allo specchio. La stanza era in disordine. Dalle scatole aperte si poteva indovinare il loro contenuto. Abiti, scarpe, accessori di ogni tipo. Guanti, sciarpe, borse. Per terra e sulla poltrona davanti alla finestra. La piccola finestra dava sulla strada e proprio davanti vi era un'insegna. Un neon verde ad intermittenza suggeriva che lì c'era un albergo. L'uomo notò solo in quel momento tutti quei dettagli, che in altri momenti gli erano parsi insignificanti. Aspettava. L'ansia lo stava divorando. Non riusciva a stare fermo. Spostò le scatole dalla poltrona al pavimento e si sedette. Ma non durò a lungo. Si rialzò e si mise a frugare nelle piccole scatole sulla toletta. Gioielli di poco conto, una fotografia in bianco e nero, una spazzola e una piccola boccetta di profumo. Era quasi finito. Il fondo era cosparso di un liquido incolore. Tolse il tappo. Le ricordava lei. Lei era dappertutto. Eppure ancora non era tornata. Andò alla porta, l'aprì e controllò il corridoio. Nessuno. L'ascensore era ferma al piano di sotto e non si udiva il minimo rumore. Rimase immobile e tese l'orecchio. Niente. Passi su per le scale? No. Richiuse la porta. Sapeva che di lì a poco sarebbe tornata. Da un momento all'altro. Ormai non ne poteva più. Sarebbe impazzito se avesse dovuto attendere ancora. Si ritrovò al centro della stanza e si mise a fissare la luce verde che entrava dalla finestra. Era accecante. Sarebbe bastato solo quel neon per illuminare l'intera stanza. Era una luce fredda eppure gli ricordava qualcosa, ma in quel momento non riusciva proprio a rammentare. Un rumore metallico gli fece balzare il cuore in gola. In un attimo si ritrovò di nuovo davanti alla porta. Fissava il fondo del corridoio con impazienza e desiderio. Vide una mano coperta da un guanto bianco aprire la grata metallica dell'ascensore. Una nuvola di fumo non gli permise di mettere a fuoco la figura. Era sicuro che il fumo era solo nella sua testa. La figura era piccola, ma il passo deciso. Finalmente il fumo si diradò e apparve lei. Algida e fiera. Era bellissima. Finalmente era lei. Il suo camminare era così lento e ogni suo passo lo avrebbe ucciso. Eppure erano solo pochi metri. Un altro passo ancora e si fissarono negli occhi, davanti alla porta. Posò la borsa sulla toletta, si tolse i guanti e si accomodò con grazia su un bracciolo della poltrona. Lui la guardò per un lungo istante. La luce verde la illuminava tutta e al tempo stesso era al buio, era circondata da un alone di mistero e solo il suo profilo si vedeva chiaramente. La donna lo guardò e capì che lui non l'avrebbe neanche sfiorata. Qualcosa non andava. La donna si alzò e si mise davanti allo specchio. Si aggiustò i capelli. L'uomo da sopra la sua spalla le sfiorò una ciocca e lei infastidita si scostò, come se le mani di quell'uomo fossero fatte di ghiaccio bollente.
"Ti avevo detto che i capelli dovevano essere tirati su."
"Abbiamo provato, ma non mi stavano per niente bene."
"Ti prego, Judy!"
La donna lo fissò rassegnata e disperata.
Aprì la porta del bagno e la richiuse dietro di se.
L'uomo si ritrovò di nuovo a fissare il vuoto, dinnanzi alla finestra.
Quando sarebbe finita? Quando finalmente avrebbe potuto riabbracciare la sua Madeleine? Quanto ancora avrebbe dovuto attendere? Era sicuro che sarebbe morto di quell'attesa inutile e infinita.
Poi la porta si riaprì e apparve lei, la sua amata Madeleine.
La luce verde gli fece ritornare alla mente tutto. Tutti quei ricordi che aveva inutilmente cercato di seppellire dentro se stesso. Era come se nulla fosse accaduto. Era come se lei non fosse mai morta. Era lì dinnanzi a lui. Era viva.
Chi era? Non lo sapeva più. Era Judy o Madeleine?
Lei si avvicinò sempre di più e lui non potè più resistere. Era una calamita, era una perversione e lo sapeva bene. In fondo desiderava una donna morta. La strinse forte nel suo abbraccio. Aveva paura. Paura che lei sarebbe di nuovo andata via. La strinse come se da un momento all'altro dovesse volare via. Non poteva. Non lo avrebbe mai più lasciato. La guardò negli occhi. Era Madeleine. Era lei. Ed era tra le sue braccia, arresa, ormai non combatteva più. Le prese il viso tra le mani e la baciò. Si era lasciata trasformare come voleva lui. Era la sua creatura. Era sua, completamente. In quel bacio rivide tutto il suo passato. Non erano più in quello squallido appartamento. Erano tra le sequoia, circondati dagli alberi. Verdi. Madeleine era lì, appoggiata al tronco di un albero. Era terrorizzata. In un attimo scappò lontano. Si ritrovarono sulla spiaggia e davanti a quel mare impetuoso era di nuovo fra le sue braccia. Il suo bacio era fuoco liquido. Si persero in quell'attimo infinito. "Come hai potuto lasciarmi? Cosa ti ha portato via da me? Sono impazzito senza di te, i tuoi occhi mi fissavano tutta la notte, tutte le notti. Hai portato via il mio sonno e la mia ragione. Ho passeggiato in quel bosco, ma tu non eri più lì. Eri diventata la mia ossessione. Ma adesso sei qui e questa volta ti terrò stretta a me. Non ti permetterò di lasciarmi di nuovo. No. Non lo farai!" L'uomo riaprì gli occhi e la vide, la sua Madeleine. Non era più Judy, non lo sarebbe mai stata. Sapeva che era sbagliato e lo sapeva anche Judy. Ma lei lo amava, per questo aveva accettato quel gioco crudele.
Si era trasformata in Madeleine. Era stata la sua bambola e adesso Judy era morta. Sapevano entrambi che l'avevano ormai sepolta. Il vero assassinio l'avevano compiuto nel momento in cui lei aveva detto di si.
Era sbagliato! Era malsano. Il loro era una amore morboso.
Del resto nessuno avrebbe voluto amare una donna morta.
Madeleine era viva e si era sostituita a Judy, tornando direttamente dalla tomba.

Usignolo o allodola?


Ho rimesso nell'armadio il vestito della festa e ho indossato nuovamente il lutto.
Il colore della notte, mi calza perfettamente. Mi sento a mio agio ad essere più usignolo che allodola.
Come l'inchiostro che mi tenge il cervello. Come gli incubi che affollano i miei sogni.
Non sempre si può vedere tutto nero, certo, ma una creatura della notte come me, non può vedere il mondo a colori. Quando apro gli occhi la mattina e scopro che fuori c'è il sole, mi accorgo che dentro di me c'è la tempesta. Quando in giro ci sono solo persone che sembrano felici, mi sento un pesce fuori dalla boccia e all'istante realizzo che mi manca l'aria e che potrei morire nel giro di un istante. Fatale.
Come una strega, come un vampiro, quando tutti dormono io do forma ai miei pensieri.
E' il momento più bello. Non c'è traffico, il ritmo è più lento, il silenzio invade ogni cosa. I bambini dormono nei loro lettini e i gli aduli riposano. I cani nelle loro cucce sognano prati verdi. Ogni cosa si ferma.
Avventori notturni si apprestano a consumare il loro ultimo caffè. E io veglio su tutti.
Dall'alto della mia torre d'avorio osservo il mondo sonnecchiare.
E' il momento che preferisco, è il momento in cui posso essere me stessa, forse solo per pochi eletti, ma la mia fantasia corre veloce e posso renderla reale, anche se solo per poche ore.
Era il canto di un usignolo o era quello dell'allodola?
La notte è sempre troppo fugace. E' tutto più dilatato, è tutto più intenso e quando mi fermo un attimo, mi accorgo che è già passata e che l'allodola ha cantato dal suo albero, poco distante da qui. Vorrei fermare il mio Romeo e dirgli che era l'usignolo a cantare e non l'allodola. Vorrei imprigionarlo nel mio abbraccio.
Ma nell'attimo stesso in cui lo sfioro, si è già dissolto. Era solo uno dei miei tanti pensieri.
Vorrei fermare i miei sogni, imprigionarli in uno scrigno e guardarli come in un caleidoscopio. Così forse riuscirei a renderli parole. Tutte le cose più belle avvengono di notte. Al buio, con un solo riflettore.
Come i ballerini che danzano sotto le luci artificiali  e sembrano più incorporei che mai.
Come una ballerina, preferisco danzare di notte al chiaro di luna.
Con il mio Romeo, sulle mie scarpette da punta reciterò la scena del balcone con struggimento e passione... ma solo nei miei sogni, solo nel mio vagabondare notturno.
Attendo che torni la prossima notte.
Cosa sono allora?
Allodola o usignolo?
Decisamente usignolo.


domenica 22 aprile 2012

Noir desire


Ho il cuore fratturato. E quello non si può ingessare.
Nei miei sporadici momenti di lucidità ho pensato di amputarmi un braccio, ma non sapevo decidermi quale,
ma sopratutto come e quando.
Desistevo sempre perchè pensavo che facesse più male l'amputazione della cancrena.
Alla fine ho ceduto e ho lasciato che il virus si estendesse anche ad altro.
Adesso mi ritrovo ad avere un braccio inutilizzabile che sta rendendo il resto del mio corpo la mia tomba.
Se è vero che nella vita gli errori si pagano, allora io sto scontando molte vite di peccati.
Continuiamo a farci del male. Siamo due lottatori che sul ring, anche se stanno per morire, non gettano la spugna. Siamo ancora lì, con i guantoni insanguinati del sangue dell'altro, ma non ci arrendiamo.
E non lo faremo. Non cederemo mai e poi mai.
Prendiamo parte a questo maledetto gioco al massacro, come se stessimo andando a fare un picnic.
Quante volte ancora fasceremo le nostre ferite per poi procurarcene altre?
Qualcuno ha detto che il dolore fà bene, i tagli che ci procuriamo sono salutari e la sofferenza immette aria nei nostri polmoni. Se tutto questo è vero, allora noi siamo sulla giusta strada.
Quanti tagli ancora ci procureremo? Quante cicatrici aggiungeremo alle altre per sentirci vivi?
Sei il mio incubo, il mio tormento. E non riesco a fare a meno di questo dolore così familiare.
Sei il dolore che mi tiene ancorata alla terra.
Sei la passione che sconvolge il mio cervello.
Sto pagando i miei tragici errori e invece dell'amputazione...scelgo la cancrena!

sabato 21 aprile 2012

Daffodil lament

La finestra era spalancata, ma la persiana non era completamente chiusa.
Piccoli spiragli di luce disegnavano coni per tutta la stanza.
La luce era quella di un tardo pomeriggio estivo.
Era una luce calda, non fastidiosa.
Quella luce bellissima che si può guardare senza che gli occhi brucino.
Quando è troppo tardi per andare al mare, ma è troppo presto per poter sbirciare la luna.
Nessuna brezza si avvertiva. Tutto era immobile. In lontananza si udiva solo il vociare di bambini che giocavano. Tutto era in pace. Anche noi. Distesi e sospesi. Nessun suono, nessuno movimento.
Tutto era una siesta. Mente i bambini lontani giocavano, noi fermi, dormivamo.
Eravamo lì tra il sogno e la veglia, come una cosa che ancora non sa di esistere, come una stanza senza colori alle pareti, eppure piena di bagliori.
Esistevamo, reali come la statua degli amanti abbracciati.
I dormienti. Ma nel sonno ascoltavamo ogni cosa.
I raggi stanchi continuavano ad illuminarci, come deboli riflettori.
Con gli occhi chiusi, li vedevo.
Ascolta!
Cos'è quel rumore lontano?
Non sono più i bambini che giocano in fondo alla strada.
Cos'è?
E' il tuo cuore inquieto o forse il mio?
Cercai la fonte di quel suono così familiare e dolente.
Parlai eppure nessun suono uscì dalle mie labbra.
Non aprire gli occhi. Non farlo.
Dissi senza parole.
Resta così, in questa luce così dolce.
Resta fermo.
Non muoverò nessuna parte di me.
Resterò così finchè tu assorbirai tutto il chiarore del sole.
Era un lamento. Una nenia pigra e dolce.
Era il lamento dei narcisi che ondeggiavano assonnati e oziosi.
Erano lì. Ogni cosa era lì.
In quella scatola lucente e multicolore ancora abbracciati, ancora assopiti.
Come i narcisi malfermi.
Come il sole che ormai calava per lasciar posto alla luna opaca.

venerdì 20 aprile 2012

Cambio d'identità


Ho cambiato tutto di me.
Ho cambiato taglio di capelli, colore, smalto, vestiti, profumo, scarpe, ogni tipo di accessori, ogni piccola virgola della vecchia me. Ho cambiato il mio modo di pensare, parlare, guardare, persino gridare.
Ho cambiato auto, bicicletta. Ho cambiato l'indirizzo del mio cuore.
Ho cambiato il numero di serie del mio cervello.
Ho cambiato gusti e ogni cosa modificabile è stata vagliata, selezionata, scambiata, archiviata.
Non sono più me stessa. Non sono più io.
Nel mio perpetuo cambiamento ho perso di vista la vera me.
Nella mia ricerca del nuovo ho snaturato il vecchio a tal punto da dimenticare la versione originale.
Che cosa è rimasto? Una vecchia foto sbiadita, un quaderno di appunti e tante matite allineate e ben temperate. Una serie di vecchie magliette colorate.
Una valigia piena di fogli bianchi e il ricordo di "qualcosa".
Potrò usare le matite per riempire i fogli bianchi. Potrei mettere la foto in una cornice, quel "qualcosa" lo metterò sulla mensola dei ricordi, da tenere a portata di mano sempre. Ma le magliette? Quelle non potrò più indossarle.
Dovrò comprarne di nuove. Perchè per quanto possa essere legata ad una moda che ritorna, non mi entreranno più. Non ha senso guardarsi sempre indietro. Le vecchie sensazioni non ritorneranno mai più. Non mi sentirò mai più a casa, perchè la casa è stata distrutta, incendiata, ridotta in macerie e un strato di calce viva ha reso tutto più definitivo.
Ho cercato di salvare ogni cosa a me cara dall'incendio, ma non sempre si riesce a portare via tutto ciò che ci è caro. Ho lottato contro i terremoti e gli uragani, ho ricomposto, rilegato, incollato tutto quello che la tempesta ha devastato. Ma adesso, solo adesso, mi rendo conto che non si può ricucire ciò che è stato squarciato più volte. Troverò un'altra casa. Una casa che mi accoglierà. Una casa che non chiederà sempre di essere riparata, ma che sarà riparo per me. Una casa con il tetto verde ed un geranio alla finestra.
Buonanotte mondo cane!




Il gioco al massacro


Siamo tutti masochisti!
E' un dato di fatto, una verità assoluta. Qualcuno ha detto o si ama o non si ama, o si odia o non si odia.
Non si può amare solo un poco, non si può odiare solo in parte.
Allora mi chiedo come fanno quelle persone a cedere ai ricatti morali e ai capricci del mondo pur di vivere una vita serena? Come fanno a chiudere gli occhi, a non ascoltare pur di ottenere ciò che vogliono?
Questa è una domanda alla quale proprio non saprò mai rispondere.
Io amo all'ennesima potenza e odio come una furia. Non sono io quella sbagliata, non sono io la mosca bianca.
La vita a volte si diverte a metterti alla prova oppure il destino si diverte a giocare con i sentimenti?
Non ho mai odiato qualcuno in vita mia...adesso odio ferocemente.
Odio le persone vuote che pur di riempire il loro vuoto fanno carne da macello del loro prossimo.
Odio i ciceroni, quelli che parlano, parlano e alla fine non concludono mai niente.
Odio chiunque non abbia rispetto per il suo prossimo.
Ma soprattutto detesto i mentecatti, che con la maschera del finto buonismo e della falsa fragilità imbrigliano nella loro trappola chi è così debole da credere alle loro finzioni.
E di questi esemplari ce ne sono tanti. Forse troppi. Meglio evitarli come la peste.
Preferisco la brutale verità alla mezza bugia detta a fin di bene, preferisco passeggiare sull'orlo del baratro piuttosto che accomodarmi su un divano di menzogne. Non sono così! Ma non sono neanche la cieca, stupida, bambolina che abbassa la testa e aspetta il prossimo boia. Le persone preferiscono farsi comandare come burattini? Buon per loro! E' ciò che in fondo si meritano. Preferiscono non pensare, non parlare, non vedere, evidentemente sono così stanche che hanno perso la voglia di combattere.
Io non firmerò mai un simile contratto. Io non cederò mai ai ricatti dell'uomo codardo e senz'anima.
Io combatto tutti i giorni per le mie idee e non accetterò mai e poi mai un secondo posto.
Il gioco al massacro è appena iniziato, ma io non starò lì buona ad aspettare che il mio nemico faccia strage di me. Meglio battersi e perdere. Meglio armarsi e avanzare.
Non indietreggio davanti all'armata fantasma.
Non ho paura delle stupide idee del mio prossimo che vuole a tutti i costi propinarmi.
E se per amore ho ceduto una volta, adesso non lo farò più.
Piuttosto il gioco al massacro lo concludo io, a modo mio.
Con un efferato assassinio.
L'assassinio del mio cuore!

martedì 17 aprile 2012

Fake love


Una fisarmonica, una strada semi deserta, un lampione illumina debolmente l'angolo della strada, un uomo e una donna camminano tenendosi per mano...
Una scena da cartolina romantica, con annessa frase da baci perugina sotto.
Tutto trasuda romanticismo. Finto.
Già vediamo Parigi con i suoi Champs Elysee, le luci gialle che illuminano Notre-Dame, una parte della Senna (per la cronaca Notre-Dame e i famosissimi Champs Elysee sono in due zone completamente diverse, ma le maledette trovate pubblicitarie tendono a dimenticare la geografia) e i due innamorati che passeggiano...Che teneri! Da diabete! Gli Champs Elysee saranno anche romantici, ma quando non piove e forse non sempre ricordiamo che i cosiddetti Campi Elisi erano per la mitologia greca il regno dei morti. I francesi hanno davvero uno strano senso dell'umorismo. Mentre noi sogniamo ad occhi aperti e immaginiamo già il futuro dei due poveri sfigati (con marcia nuziale in sottofondo), le grandi case di produzione di cioccolato sghignazzano e preparano già il loro rendiconto annuale. Ma siamo davvero così stupidi o i pubblicitari di oggi giorno sanno esattamente quanto vuoto dobbiamo riempire quotidianamente? Io opto per la seconda. Se da bambini ci lobotomizzavamo il cervello a furia di cartoni e a Natale volevamo a tutti i costi l'ultima bambola che pattinava da sola, un motivo ci sarà! Eh si! A febbraio la famosa bambola era già rotta e abbandonata in qualche angolo remoto della casa. A distanza di anni ho ritrovato la famosa bambola, un pò impolverata ma tutto sommato in buone condizioni. E' orribile e poco funzionale al gioco. Non stimola la fantasia di una bambina, perchè pattina e basta, è di plastica rigida e il marchingegno che la fa pattinare fa un rumore infernale. Ma il pubblicitario che studiò con meticolosa cattiveria lo spot da mandare in onda il pomeriggio tra un cartone e l'altro era, direi, assai scaltro. La bambola fu un must! 
E tutti comprarono il tremendo giocattolo. 
Se da bambini riuscivano a farci credere che le bambole potessero pattinare da sole, ora che siamo grandi crediamo ancora a Babbo Natale versione Cupido. Il primo gravissimo, irreparabile errore lo fanno le nostre mamme. Leggendoci le versioni edulcorate delle favole, come Biancaneve, per esempio (non tutti sanno che la versione originale dei fratelli Grimm è un pò più cruenta della versione di casa Disney). Poi cresciamo e invece di leggere i fumetti, come fanno i maschietti, iniziamo il nostro lunghissimo calvario letterario con Piccole Donne, Jane Austen, le sorelle Bronte e Liala (mio personale guilty pleasure). Se li si compra tutti insieme, in omaggio regalano un rasoio. Vuole essere un messaggio subliminale? 
Iniziamo a fantasticare sul leggendario amore romantico che nonostante le sue traversie riesce sempre a trionfare. Non conta se spesso trionfa solo dopo la morte. Immaginate quanto sarebbe stato noioso se la vicenda di Romeo e Giulietta avesse avuto un happy end. Cosa avrebbe potuto raccontarci mr. Shakespeare se Romeo fosse arrivato in tempo, se avesse salvato la sua Giulietta e insieme fossero fuggiti alla volta di Mantova? Niente! Perchè a nessuno importerebbe un fico secco delle tribolazioni di tutti i giorni dei coniugi Montecchi! Le bollette da pagare, le rate del mutuo, il pargolo con il morbillo etc...Ci stiamo ancora chiedendo cosa mai faranno Elizabeth Bennet e mr. Darcy con tutti i soldi a disposizione e ville in ogni dove. E' molto probabile che siano in piena crisi già da qualche anno. 
Non c'è da meravigliarsi se mr. Darcy rincorra il suo amichetto gay di turno nei giardini di Pemberley e Lizzy si sia data alle sbronze notturne.
Il mio cinismo non risparmia nessuno a quanto pare!
Stiamo ancora aspettando che Babbo Natale riesca a passare dal camino e che ci porti il tanto desiderato principe azzurro. E' molto probabile invece, che sia leggermente ingrassato, tanto da non riuscire a passare neanche dalle porte di un hangar. In tutte le versioni letterarie il principe non solo è azzurro, ma dotato di tante virtù, quante noi povere comuni mortali ne siamo sprovviste. Non avrebbe senso passare la vita accanto a mr. Perfezione. Sarebbe tremendamente monotono, ma soprattutto obsoleto. Eppure le bambine di oggi conoscono a menadito tutte quelle trappole letterarie per l'infanzia, che hanno reso il nostro presente pessimo. Il premio come peggior esempio però va a Via col vento. Non solo è una trappola micidiale, ma è anche fuorviante. Si, perchè noi povere sognatrici da quattro soldi, abbiamo prestato poca attenzione al famosissimo finale. La tremendissima protagonista (ma una molto affascinante Vivien Leigh per chi non lo sapesse) dopo aver inseguito per ben 224 minuti (mica pochi) lo scialbo e poco affascinante Ashley, si rende finalmente conto di amare (per la prima volta a mio parere) suo marito Rhett e cerca in tutti i modi (neanche poi tanti) di recuperare il suo disastroso matrimonio con annessa dichiarazione alla melassa. Lui cosa fà? La sola cosa possibile. Và via! In tal caso se mai uomo abbia avuto il coraggio di sorbirsi questo polpettone storico-romantico, scatta l'applauso con ola da stadio. La protagonista dopo aver ceduto (per non più di 2 minuti) al dolore recita la sua battuta ad effetto: E troverò un modo per riconquistarlo. Dopotutto, domani è un altro giorno! E noi lì a piangere e a ingurgitare gelato con granella al vetriolo. La cosa grave è che non abbiamo capito niente. Niente! La nostra eroina è una vincente, decide di non soffrire, ha perso si l'uomo della sua vita, ma si rimette in gioco e sulle note del tema principale sfida la tempesta che è la vita e stringe i denti. E noi invece pensiamo solo a quanto soffrirà la poveretta che adesso è sola e abbandonata. Il nostro cervello è cosparso di pigne a forma di cuore. Il tema ricorrente di tutte queste storie d'amore è la tragicità, l'irrisolto, il dolore...abbiamo divorato pagine e pagine di romanzi amorosi eppure stiamo ancora aspettando il lieto fine! Cosa abbiamo davvero capito di queste grandi storie? Abbiamo afferrato solo lo struggimento e l'agonia e non ci siamo minimamente soffermate sulle ragioni che inducono i protagonisti a soffrire!
Dopo aver letto Cime tempestose sogniamo l'uomo burbero e crudele e già ci vediamo in camicia da notte diafana e in fin di vita. Dopo Anna Karenina immaginiamo già il treno a vapore che avanza sbuffando e gli occhi tristi del conte che piange la nostra tragica morte. O la mitica Jane Eyre, la sola femminista ante-litteram. Ma abbiamo davvero amato anche tutti i protagonisti maschili? Heathcliff è il solo a mio parere salvabile, ha il carattere del vero uomo, rude e crudele. Per quanto riguarda il conte Vronskij, butterei volentieri lui sotto il treno. Indeciso, infantile e stupido. Edward del resto è il peggior bugiardo della letteratura ottocentesca. Ma che diavolo abbiamo sognato?
Quindi dopo essere uscite indenni dalla peggiore adolescenza (quella in cui ancora si leggeva) da grandi abbiamo sperato di incontrare la nostra metà della mela. Ma l'altra metà o era marcia oppure aveva dentro il verme. Con la mia fortuna a me è capitato solo il verme! E come diceva la famosa Holly Golightly ci sono solo vermi e super-vermi. Adesso si tratta di capire solo quale tipo di verme abbiamo di fronte. Dopo aver sognato in rosa per anni e anni è difficile per noi povere romantiche individuare il verme. Vista la nostra scarsa autostima (perchè aspettiamo qualcuno che ci completi, quando abbiamo tutti gli arti al punto giusto?) e la nostra buona fede (ancora crediamo all'uomo infedele che cambia la sua natura, al crudele che si ravvede, all'egoista che penserà prima al suo prossimo, a quello sposato che lascia moglie e figli per noi, etc..) sarà per noi un compito assai arduo preservare il nostro debole cuore. Ma un modo ci sarebbe. L'idea ce l'ha suggerita il regista di "Se mi lasci ti cancello" (titolo davvero improbabile) Michel Gondry. Stavolta invece di cancellare dalla nostra memoria l'ultimo, fatale amore andato a male, potremmo decidere di cancellare dalle nostre menti l'idea dell'amore romantico. Perchè nella realtà NON ESISTE! Non può esistere! Non esiste l'uomo che uccide il drago e salva la principessa (che per la cronaca è una decrepita  matusa di 100 e passa anni), non esiste l'uomo che ama incondizionatamente una sola donna, per tutta la vita. L'essere umano è per sua natura portato a provare vari tipi di pasta, non si accontenterebbe mai di mangiare per tutta la vita pasta al forno. Di conseguenza non avrebbe senso uccidere il drago se poi devi mangiare ogni giorno la stessa minestra. Meglio lasciar vivere il drago per non rischiare gravi ustioni, dimenticarsi della vecchina che dorme placidamente nel folto del bosco e darsi alla caccia alle cortigiane, facili da reperire e molto più gestibili. Il lago dei cigni potrebbe essere una versione quasi veritiera della mente maschile. Il protagonista prende una sonora sbandata per la sosia (il cigno nero) molto più sensuale del cigno bianco che si lagna continuamente. Ma il lieto fine sono riusciti ad inserirlo anche lì, seppure nel regno dei morti, il principe e la sua bella vivranno per sempre felici e contenti.
Visto che nell'ottocento l'eroina romantica era vista come una donna asessuata, il grande Tolstoj, quasi nello stesso periodo, ci regala un'eroina fedifraga e passionale, anche Flaubert disegna una donna dissoluta. Eppure noi siamo rimaste lì ad aspettare che Jane ritorni dal suo amato Edward. Non abbiamo colto la verità. Gli unici capaci di renderla tale sono stati gli uomini non le donne, ma noi, come al solito, siamo arrivate tardi a lezione e ci siamo perse la spiegazione. Il vero amore è quello tragico, quello fugace, quello che non supera la tempesta. E se per anni siamo state ingannate da un surrogato al miele è ora di prenderci la rivincita e di non cedere più ai super-vermi. Il super-verme non cambierà mai la sua vera natura per amore di una donna, così come le bambole non possono pattinare davvero. L'uomo perfetto non esiste, così come non esiste il principe azzurro. Esistono gli uomini veri, che vivono una vita reale e in questa vita i principi, sono solo quelli che vengono imprigionati nelle copertine dei rotocalchi rosa, in compagnia della signorina poco per bene rimorchiata al pub sotto casa. Babbo Natale non esiste e Via col vento è solo una trovata cinematografica datata. Perchè se continuiamo ad aspettare il nostro, tanto agognato, regalo di Natale, ci perdiamo la vita reale e magari non notiamo il nostro vicino di casa strafigo, che non solo è single e ci tiene aperta la porta dell'ascensore, ma, cosa più importante, non è gay!
Perchè anzichè immaginare il nostro partner come un novello Edward Rochester, sarebbe meglio premunirsi di guantoni e salire sul ring. E se per la 300esima volta rileggiamo Cime tempestose e ci soffermiamo sulle parole sottolineate con l'evidenziatore rosso, va ancora bene. Ma andrebbe meglio se tirassimo un sospiro, chiudessimo il libro e al prossimo appuntamento ci presentassimo con una mazza chiodata.

lunedì 16 aprile 2012

Elogio dell'amicizia


Quando l'amica ti chiama nel cuore della notte. Quando fumi una sigaretta sulla scale di un palazzo mentre lei piange. Quando mangiate il gelato insieme. Quando assisti alla nascita di suo figlio. Quando si vuole "suicidare" socialmente. Quando s'innamora dell'uomo sbagliato. Quando hai finito tutti i fazzoletti. Quando succede tutto questo hai una vera amica o tante amiche. Quando sei stanca o hai l'influenza lei ti sta vicina. Quando fumi un'altra sigaretta in macchina davanti casa sua e non hai voglia di dormire. Quando ti capisce a volo, anche se non hai aperto bocca. Sa esattamente quanto stai soffrendo, sa perfettamente che stai facendo l'ennesimo errore, quello che ti manderà in pezzi, che ti distruggerà, ma sa anche che il suo consiglio non verrà seguito e allora prepara la sua spalla e intanto spera di sbagliarsi.
Ho tante amiche, ma di quelle vere. Sono davvero fortunata perchè le sorelle che mi sono scelta per la vita mi piacciono tutte. C'è quella riflessiva, quella sempre allegra, quella seria e quella che fà sempre disastri (io).
A volte le vedo soffrire e mi sento impotente. Vorrei essere sempre il loro raggio di sole. Vorrei essere Wonder Woman e risolvere i loro problemi. Vorrei vederle sempre sorridere. Per me che sono un esemplare di donna assai bizzarro è strano non riuscire ad esprimere le proprie emozioni. Cinica e poco espansiva. A volte le vorrei abbracciare tutte. Quella che vive in un'altra città, quella che si sente inadatta sempre, quella che non viene capita, quella che soffre per due. L'amore ha spesso strani modi per palesarsi e non sempre ci accorgiamo che il vero amore è seduto accanto a noi in metropolitana. Lo scambiamo per un tipo strano. Qualche volta invece gli ho anche sorriso. Ogni volta che una nuova amica è entrata nella mia vita. Sono le poche volte che non ho avuto tentennamenti. E non ho sbagliato. Vorrei non aver sbagliato con altri tipi d'amore. Ma per quelli c'è la paura del rifiuto...
Da dove viene questo senso d'inadeguatezza? Ci sentiamo sempre sbagliati, sempre in ritardo. Personalmente sempre assonnata anche.
Ci torturiamo l'anima per ogni cosa, sopratutto per cose stupide.
Poi una voce familiare ci fà vedere la realtà per quella che è, allora ringraziamo Dio (o chi per lui) che ci ha mandato la persona giusta forse nel momento sbagliato.
Io ringrazio tutti miei momenti sbagliati.
E se in un giorno di pioggia di ritrovi in un caffè a parlare d'amore capisci che non sei solo.
Soprattutto quando il caffè è pessimo e hai fumato troppe sigarette.
Ma nonostante tutto non hai voglia di andartene.
Resto seduta qui, su questa panchina, un altro pò...
E' tardi.
Fumerò un'altra sigaretta.
Good night Girls

domenica 15 aprile 2012

La piccola mosca



C’era una volta una mosca, una piccola mosca. Non era particolarmente bella, ma era molto intelligente. Un giorno si ritrovò in uno sciame di mosche nere, esattamente come lei. Incuriosita iniziò a chiedere dove andassero, ma nessuno le rispose, un po’ perché era davvero troppo piccola, un po’ perché la consideravano una strana mosca. Conobbe una mosca maschio. Lui era davvero un esemplare attraente. Grande con ali iridescenti e occhi vividi. Questi le fece notare che la piccola mosca aveva una bellezza insita, un qualcosa che però non era possibile vedere ad uno sguardo poco attento.
La piccola mosca pensò che il moscone la stesse prendendo in giro, ma iniziò ad essere gentile con lui. 
Lui la portò con sé. La piccola mosca aveva il dono di vedere sempre il buono in ogni cosa. Pensava che ogni essere vivente fosse capace di amare. Così iniziò la sua nuova vita. Il moscone si rivelò non così buono. Vagavano alla ricerca di cibo e si mescolavano con le altre mosche. La piccola mosca iniziò a diventare anche più bella. Non era certo luminosissima, ma la sua luce era particolarmente affascinante, calda e avvolgente. La piccola mosca si stancò del moscone e abbandonò la via che da un po’ percorrevano insieme e si diresse nello sciame. Qui incontrò altri mosconi più o meno interessanti, ma sempre simili tra loro, nessuno di questi aveva un dono particolare. Così la piccola mosca decise di non mostrare più la sua luce e di comportarsi esattamente come gli altri. Un giorno sulla sua strada incontrò una mosca particolare, molto particolare. Sembrava come le altre, però era molto più luminosa con grandi ali perlate e occhi grandi. La mosca era bianca. La piccola mosca ne fu subito attratta. Solo la piccola mosca percepiva la sua diversità. Nessuno dei loro simili la trovava affascinante. Anzi la indicavano come un essere anomalo. Allora la piccola mosca prese a seguire la mosca bianca. La mosca bianca si rivelò capace di cose straordinarie, ma anche di cose terribili. Viaggiarono attraverso il tempo e lo spazio, per mari e per deserti. Superarono colline e montagne, pianure assolate e ghiacciai innevati. Per la piccola mosca era tutto nuovo e la mosca bianca le insegnava ogni cosa. La mosca bianca però era velocissima con le sue ali leggere e rapide e la piccola mosca spesso arrancava dietro. Non sempre la mosca bianca aiutava la piccola mosca e spesso nascevano litigi ed incomprensioni. Un giorno la mosca bianca decise di arrivare fino al sole e disse alla piccola mosca che a differenza di Icaro lei ce l’avrebbe fatta. Le sue ali non si sarebbero bruciate e avrebbe visto anche la luce di Dio se solo avesse voluto. Ma per fare quel viaggio servivano doti speciali. La piccola mosca ne fu spaventata. Disse che non ce l’avrebbe mai fatta allora chiese alla mosca bianca d’insegnarle quella tecnica di volo speciale, ma la mosca bianca era troppo presa da se stessa e partì lasciandosela dietro. La piccola mosca provò ad inseguirla. Ma più si avvicinavano al sole più la piccola mosca restava indietro. Cercò di chiamare il suo compagno ma lui non poteva sentire perché la luce era così bella e il vento troppo forte. Allora la piccola mosca si fermò nell’aria tersa a prendere fiato e pianse. Triste, intraprese il viaggio di ritorno. Da sola. Ritornò dalle altre mosche e per colmare il vuoto del suo cuore si mise a cercare una mosca che somigliasse a quella bianca. Si accorse però di essere cambiata. Nessuno era capace di amare come lei e questa sua onestà le faceva sentire esclusa. Chissà quali avventure stava vivendo la mosca bianca? Le sue ali bellissime e seducenti l’avrebbero di sicuro condotta in regni sconosciuti e meravigliosi. 
Che la piccola mosca non avrebbe mai visto!

Prima del suicidio



Orlo - Sylvia Plath

La donna è a perfezione.
Il suo morto
Corpo ha il sorriso del compimento,
un'illusione di greca necessità
scorre lungo i drappeggi della sua toga,
i suoi nudi
piedi sembran dire:
abbiamo tanto camminato, è finita.
Si sono rannicchiati i morti infanti ciascuno
come un bianco serpente a una delle due piccole
tazze del latte, ora vuote.
Lei li ha riavvolti
Dentro il suo corpo come petali
di una rosa richiusa quando il giardino
s'intorpidisce e sanguinano odori
dalle dolci, profonde gole del fiore della notte.
Niente di cui rattristarsi ha la luna
che guarda dal suo cappuccio d'osso.
A certe cose è ormai abituata.
Crepitano, si tendono le sue macchie nere.

sabato 14 aprile 2012

Piccole abitudini


Tutta la sua vita era una abitudine, una routine, un percorso tracciato e statico.
Il rituale quotidiano del the, il giornale, la sigaretta, le telefonate. Niente poteva sfuggire dal circolo vizioso creato, approvato, ripassato e riconosciuto. Sveglia alle 11, doccia, colazione, giornale, prima dose di veleno. Lavoro, lavoro, pausa, seconda dose di veleno. Lavoro, palestra, altra dose di veleno. Casa o cinema e narcosi totale, fino ad una nuova alba. Che vita si era scelto? Nulla che potesse sfuggire alla sua bussola che non punta a nord. Non avrebbe mai potuto fare lo skipper o l'esploratore. Non avrebbe potuto essere un musicista errante, eppure faceva lo scrittore. Lo scrittore con il blocco della vita. Lo scrittore è pur sempre un lavoro "artistico", ma per lui era sedersi alla scrivania e scrivere parole, frasi, dialoghi e lo faceva come un ragioniere, come un bancario. Riempiva le sue otto ore di imbrattacarte. Non era mai riuscito a sfuggire al suo regime. Era uno straniero nella sua stessa terra. Cercava l'ispirazione e a volte gli veniva dai cartoni del latte accartocciati nel lavello. O dai fogli del giornale sparsi sul pavimento. Scriveva seduto davanti ad una finestra. Non vedeva granchè dal suo quinto piano di nulla. Una piccola piantina sul davanzale, il cielo grigio e plumbeo come una cappotto d'acciaio quando pioveva, un celeste delicato quando c'era il sole. Il posacenere colmo dimostrava la sua massima dissolutezza. Per quanto metodico nel suo iter giornaliero, spesso dormiva con i vestiti ancora addosso. Era la paura di perdere il tepore del giorno. Preparava il suo the con la meticolosità degli orientali, perchè odiava il caffè. Il the è un rito, il caffè lo si prende sempre di fretta, al bancone del bar, di corsa. Non per niente gli orientali avevano il "cha no yu". Conosciuta da noi occidentali come "cerimonia del the". E la sua era appunto una cerimonia. Una cerimonia che per lui assumeva tutti gli aspetti di un alibi, una consuetudine innata e sacra. Sua madre lo preparava sempre e ricordava ancora l'odore dell'aroma spandersi nella piccola cucina bianca. Il suo era un non pensare a nulla, ma soprattutto un non lavoro. Amava e odiava il suo lavoro. Non era mai stato un tipo particolarmente loquace, nè molto socievole e aveva sempre avuto un talento con la penna. Inventava  sempre piccole storie, spesso solo nella sua testa, a volte prendevano forma a volte erano nebulose e astratte...

To be continued...

venerdì 13 aprile 2012

Apart


Ricordo un pomeriggio d'estate. Un pomeriggio di caldo torrido. Nell'ora canicolare si avvertiva un senso di quiete, di pace forzata. Solo i grilli cantavano, non erano stanchi e continuavano il loro concerto ostinati. Dov'è finita quell'estate? Quell'attesa di vederti non c'è più, non fà più parte di noi. Ho aperto il baule dei ricordi, ma tu non riesci più a venirne fuori. Sei stato una meteora, durata tanto. Siamo l'incastro mai perfezionatosi, eppure è come se al tempo stesso fossimo perfetti nei nostri difetti. Ho provato la gioia delirante e il dolore lancinante. La gioia della nascita. Il dolore della perdita. Tutto in una cosa sola. E quei pomeriggi estivi sono come sospesi nell'aria. Ricordo una stanza nella penombra, una musica in sottofondo e noi due separati. Ricordo una notte abbagliante, la luna che entrava nella stanza e ci illuminava come se fossimo fatti di pietra. Ricordo l'imbarazzo e la conoscenza profonda insieme. Ricordo le notti ad aspettare le telefonate inesistenti. Ricordo ancora i profumi dell'aria. Le lacrime che non abbiamo versato, le parole che non abbiamo detto, le grida che sono rimaste in gole. Abbiamo perdonato, abbiamo rimosso, abbiamo conservato, buttato, disegnato, costruito e distrutto. Abbiamo fatto tutto e niente. Che cosa ne è stato del nostro tempo? Siamo rimasti intrappolati in quei pomeriggi assolati e desolati? Aspetto tutta la notte, solo per sentire il tuo bacio, ma mi sveglio sempre sola. L'estate non c'è più. C'è un inverno impossibile e infinito. C'è solo pioggia e traffico. Le pozzanghere gelate e il vento freddo. Siamo separati eppure ancora insieme. Sento la tua presenza e vorrei non vederti più. L'incastro non funziona più o non hai mai funzionato in fondo?

I nostri difetti ci hanno resi speciali, unici. Abbiamo amato più di tutto i difetti dell'altro e abbiamo dimenticato di guardare i pregi. Mi sentivo a casa eppure sperduta. Ti sentivi te stesso eppure mi temevi. Quante menzogne ci siamo raccontati? Quante volte abbiamo chiuso gli occhi? E quante volte abbiamo finto di non sentire? L'estate è andata via, dimenticata completamente. Distesi al buio parlavamo senza aprire bocca. Sono entrata nella tua testa e mi sono persa. Sei entrato nel mio cervello e non hai voluto più andartene. Abbiamo consumato fiumi d'inchiostro. Abbiamo amato di un amore giovane, vecchio, nuovo, speciale, ardente, sconosciuto, violento, dolce, infantile, disumano e semplice. Abbiamo dato tutto e non ci è rimasto più nulla. Siamo diventati due bottiglie vuote. Siamo cambiati e siamo ritornati sui nostri passi. Abbiamo lasciato le nostre orme sulla spiaggia bagnata e non ci siamo mai voltati indietro. Mai! Come la notte della luna piena, quando hai fissato i tuoi occhi dentro il mio corpo. Non potevo più sfuggirti. Siamo scivolati via, siamo caduti in quello spazio sconosciuto e nostro. Estate torrida e assassina. Il ticchettio dell'orologio perverso e velocissimo ci ricordava che il nostro tempo era scaduto. E' stato sempre un tempo scaduto. Non abbiamo mai avuto tempo in realtà. Siamo stati divorati dalle lancette impietose. Il tempo ci è stato negato e noi l'abbiamo rubato. Abbiamo combattuto fianco a fianco. Ci siamo arresi. Orfani distesi sulla riva disabitata. Tenacemente abbiamo resistito. Testardi vincitori. Brancolavamo nel buio di quella perduta estate ferma, che singhiozzando ci tratteneva. Ci trascinava per i capelli, per le mani, graffiava come un gatto selvatico. Sono stata ingannata dal caldo notturno. Quando ti mancava il fiato e con le mani mi cercavi al buio. Sono ancora lì. Intrappolata nei tuoi respiri mancati, nelle tue poesie senza finale, nelle tue canzoni senza strofa. L'inverno non ha ancora abbandonato il suo giaciglio, eppure tu sei ancora qui, con la tua presenza non-presenza.
Ci siamo ripudiati e ripresi. Ci siamo ammalati e curati, contagiati e curati nuovamente. Ci siamo negati, concessi e allacciati. Ci siamo riconosciuti fra tanti. Perdonati, confessati, assassinati.
Siamo morti e rinati. Ci siamo rinnovati e convertiti al nostro ateismo, tuttavia siamo sempre noi.
Se chiudo gli occhi siamo ancora lì.
Nel crepuscolo di quella stanza.
D'estate.
Il fragore del mare sotto di noi.
Sospesi tra sonno e veglia!


giovedì 12 aprile 2012

Red nails for mr. Moon

La tempesta incombe minacciosa sulla mia testa e come una spada di Damocle aspetto la fine come una liberazione. La disfatta della mia carne mortale. La conclusione di tutte le ingiuste lacrime che ho versato. Ho aspettato che tu assumessi un aspetto umano e mi salvassi dalla catastrofe preannunciata. Invece mi hai mostrato le tue orribili cicatrici. Ti ho visto così piccolo, come un bambino, rannicchiato nel buio della tua stanza a meditare sul tuo suicidio, a sperimentare il dolore fisico per esorcizzare quello mentale. A cosa è servito tutto questo male?
Ho visto il mostro che è in te, ma che tieni incatenato, sempre.
Alla fine il mostro ha divorato tutta la tua parte umana, da dentro la sua gabbia, ha trasformato i tuoi occhi in orrende orbite cave. Un uomo senza volto ti ha colpito.
Ha colpito con una spranga. I tuoi zigomi ridotti in briciole. Il tuo corpo inerme, le tue mani ferme...
Ti ha sepolto ancora vivo?
Io sono stata solo uno stimolo casuale!
Non posso più aiutarti. non posso tirarti fuori dalla tomba d'aria. Perchè ho paura del tuo contatto.
La mia fossa non è ancora stata scavata. Mai dentro al cuore...Mai più!
Non posso più salvarti, perchè sei un non-morto.
Ho aspettato, ho ascoltato, ho pianto, ma tu vivevi solo della tua crudeltà. Nuotavi nella tua sofferenza liquida. Nel tuo liquame putrido hai cercato di annegarmi. Ho ghermito i tuoi capelli e ti ho portato a fondo con me. Sono fuggita lontano da te e con la coda dell'occhio ho visto i tuoi tentacoli inseguirmi, erano vicinissimi, hanno sfiorato le mie caviglie. Ma le mie caviglie sono forti.
Ho incastrato più aria nei polmoni e ho spinto il mio corpo al limite. Ho sentito il dolore devastarmi.  
I muscoli soccombevano, ma io tenace ho sopportato. Gli occhi bruciavano, il cuore voleva esplodere, ma ho trattenuto il fiato e ho sentito e ali spuntare dai miei piedi.
Ho riaperto gli occhi e ho capito che non stavo fuggendo. Non mi ero mossa di un centimetro.
Ero di nuovo nella tua cella e tu in catene, invocavi il mio aiuto.
Come nella ninna nanna visionaria dei Cure, mi sono sentita imprigionata nella tua ragnatela. Eri cieco e sordo, allora per aiutarti mi sono bendata, seduta sul pavimento ti ho tenuto la testa tra le mani, in grembo. Ti ho cullato fino a farti addormentare. Hai dormito e io ho avuto un monologo interiore con i tuoi demoni. Ho vissuto nella speranza di non essere il prossimo pasto del signor aracnide.
Sei l'angelo della dannazione?
O l'angelo della misericordia?
Sono diventata un vuoto a perdere!
Raccontami ancora la favola gotica. Quella che adori.
Raccontami la bugia senza tempo. Quella in cui credi.
Dimmi che i mostri esistono, si, ma solo nelle fiabe e che vengono uccisi dal prode cavaliere.
Dimmi che escono solo dalla tua testa e dalla mia penna.
Raccontami ancora una volta la menzogna che mi ha permesso di amarti.
Resta accanto a me mr. Moon...
Parlami ancora delle tue paure e lascia che sia io a comunicare con i tuoi spettri.
Preferisco i tuoi mostri alla lucida e piatta realtà.
La lacca rossa delle unghie andrà via presto. Quale colore vorrai per me la prossima volta?
Lo smalto non dura per sempre, ma possiamo scegliere tutti i colori del mondo.
Continuo a desiderare "se solo..."
Continuo a fare sempre lo stesso errore.
Continuo a causarmi lo stesso dolore.
In fondo il vero mostro non sei tu.
Il mostro è dentro di me e quello non posso sconfiggerlo.
Mi addormento con lui ogni notte, lo nutro e lo porto a spasso.
Il mostro sono io!
Un mostro con le unghie rosse.

mercoledì 11 aprile 2012

Bimba elettrica (tainted love)


"Bimba elettrica, sempre in cerca di una scossa..." cantano i Litfiba.
Sono io. Proprio io!
Cerco sempre una scossa che mi faccia sentire viva. Ho sempre bisogno di una manciata di watt per sentire il cuore battere forte e percepire il sangue defluire nelle vene. Sarò sbagliata? Effettivamente sono un mostro!
Sono sempre in lotta per il mondo, ma qualcuno non esclude che so già come mandarlo a fondo.
Detesto le situazioni statiche e non sono un'attendista. Sono una decisionista, sono istintiva ed elettrica.
Come un guerriero ninja, come un eroe dal cuore impavido, come un moderno Robin Hood combatto per le mie emozioni.
Ho truccato il mio volto e con la mia spada sguainata ho deciso di non fare prigionieri, questa volta!
Affronterò le mie ombre e scatenerò la tempesta elettrica che i miei nemici non si aspettano.
Ho il coraggio e l'intenzione per combattere, per affrontare tutti i miei fantasmi.
Non mi piace l'ipocrisia e io non lo sono mai. Allora contro le bugie dilaganti preferisco scagliare la mia bomba, preferisco fare come Salomè e recidere la testa al mio San Giovanni di turno.
Ti farò decapitare vigliacco!
Tu che mi dai in omaggio rabbia, tu che mi vedi come la bambola di Patty Pravo, tu che credi di poter vincere sempre, ma io reagirò e colpo su colpo, risponderò.
Diventerò la Gorgone. Medusa. Ma stavolta non riuscirai a pietrificarmi.
E se io sono sempre in cerca di una scossa, tu sarai quello che soccomberà dopo avermela data.
Non sono più vittima. Ora sono il carnefice e non farò sconti.
Sono in cerca della mia giusta scossa. Da dove mi arriverà?
Vorrei trovare un minimo di equilibrio su questo mare che è sempre in tempesta.
Sono stanca di aspettare Juri nella steppa russa, preferisco andarmene via e provare a stendermi al sole dei caraibi. Tutto questo bianco a volte può essere accecante e monotono. La slitta con il dottor Zhivago non arriverà, perchè lui ha già trovato la sua Lara. Quella vera!
Ho ancora una volta immaginato l'amore. Quello vero, quello che sconvolge una vita intera, quello che ti toglie il respiro. Ma stavolta non aspetterò di vedere il mio nemico che infierisce il colpo mortale.
Questa volta ti avvolgerò nelle mie spire e perderai!
Perchè io sono il demonio.
Girerò la mia coda tante volte quanti gironi dovrai scendere giù in basso, nel regno dei morti.
Il mio sole nero brilla.
Il tuo amore marcio mi darà l'ultima scossa.
Resisterò fino alla fine...Fino a quando avrò la tua testa tra le mani e stavolta non la nasconderò nella pianta di basilico.
Questa volta, come monito, la terrò come trofeo!

martedì 10 aprile 2012

Web o non web? Questo è il dilemma (L'olimpo crudele e perverso)


Quanto è ridicolo illudersi!
La prima regola dell'attrazione c'insegna che se sei affascinante e brillante, come miele attirerai il tuo prossimo. E non solo quello! Se per lungo tempo abbiamo aspettato che qualcuno si è accorgesse di noi, un bel giorno non solo quel qualcuno si è accorto di noi, ma anche altri mosconi hanno aperto gli occhi. Che noia! In una realtà prettamente virtuale scoprire che ci sono esseri umani tangibili è destabilizzante.
O quasi!
Da piccoli facevamo la fila alla cabina telefonica con i nostri bei gettoni color rame, aspettavamo che la mamma ci desse il permesso di telefonare da casa, consumavamo litri di coca cola e giocavamo a pallone nel cortile sotto casa. Siamo caduti dalla bicicletta, ci siamo sbucciati le ginocchia e divorato gelati dalle forme improponibili. Eppure siamo ancora vivi! Strano!
Scrivevamo ancora le lettere, quelle vere, con carta e penna. Leggevamo il "cioè"  e restavamo basite davanti alla posta del cuore. Oggi farebbe ridere. Che paradosso!
Indossavamo il vestito buono per andare a pranzo dalla nonna, la domenica.
Adesso aggiorniamo il nostro profilo di facebook o il myspace e abbiamo dimenticato l'indirizzo della nostra estetista. E se il nostro fidanzatino del liceo ci lasciava per la ragazza più popolare, oggi veniamo rifiutati da vari tipi di tecnologia. Attraverso i dannati social network scopriamo che il nostro amante virtuale si è consolato con la donnina allegra che vende amore sul web.
E' tutto così finto o è solo tutto nella nostra testa?
Mi capita spesso di ascoltare stralci di conversazione e tutti parlano in virtualese.
-Sai una settimana fa ero "fidanzata ufficialmente". Nel giro di pochi giorni sono passata da  "relazione complicata" a "single" con un semplice click.-
Amore malsano.
Amore dannoso.
Amore virtuale.
Ma che vita è mai questa?
Davvero ci siamo venduti al lato oscuro della forza?
Ci siamo comprati l'infelicità, ci siamo immolati spontaneamente sull'altare del Dio del web.
Ci siamo rinchiusi in una gabbia immaginaria e abbiamo buttato via la chiave.
Le nostre aspirazioni e la nostra fantasia le abbiamo barattate per una manciata di notifiche, che a quanto pare ci fanno fremere e palpitare.
Maledizione!
Vorrei ancora fare la fila alla cabina telefonica.
Ti maledico, dannato mondo virtuale!
Siamo tutti morti, in attesa di una degna sepoltura. La cosa grave è che non ce ne rendiamo conto.
Siamo tutti disperati, ma ci deliziamo nell'indolenza invece di reagire.
Preferiamo anestetizzarci davanti al monitor piuttosto che buttare il PC dalla finestra!
Invece di andare a prendere il caffè con i nostri amici scegliamo di linkare, postare, googlare, spammare e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo costruito i nostri alibi perfetti e inattaccabili. Abbiamo ucciso la spontaneità, la naturalezza e i rapporti umani. La vita correva e noi abbiamo deciso di farle fare i 100 metri piani, con un bicchiere di vino in equilibrio precario sulla testa.
Se prima funzionavano i rapporti a due, oggi non ci bastano più e preferiamo tuffarci nelle orge virtuali.
"Cupido ha preso il volo dal condominio?"
Se Sex and the city e Californication sono la bibbia per uomini e donne del nuovo millennio, non c'è da stupirsi. Abbiamo scelto tutto questo perchè i rapporti seri sono quelli a due. Quelli più difficili. Rapporti veri, ma che richiedono troppo dispendio di energie. E' molto più bello immaginare un presente alternativo, molto più gratificante sognare la famiglia del mulino bianco che nella realtà non esiste!
Il mulino bianco è diventato un open space per vernissage, un ritrovo per alieni, ristorante macrobiotico e cruditè per intellettualoidi single.
E se per caso incontriamo l'uomo "giusto", invece d'invitarci a cena, ci chiede il link del nostro profilo twitter. Oggi possiamo comprare tutto su ebay, anche il buon umore. Possiamo comprare i figli, prendere in affitto l'utero di qualcuno, possiamo perfino riuscire ad avere il dono dell'ubiquità. Un giorno ci procureremo anche il tasto che spegne i sentimenti e le sensazioni.
Quand'è che potremmo procurarci il buon senso?
L'abbiamo sepolto in cantina, insieme alle trine e ai merletti della nonna?
Il lupo cattivo ha conquistato Cappuccetto rosso, hanno ucciso la nonnina buona e si sono divisi i soldi dell'eredità. Entrambi hanno creato il proprio profilo facebook e hanno postato le foto della loro ultima pasquetta (agnello sventrato compreso!).
Ma la domanda universale, che mi assilla più di tutte è: perchè le donne sole consumano quintalate di gelato davanti al PC, in attesa che il cavaliere senza macchia e senza paura venga a strappargli di mano il barattolo della nutella, gli uomini soli si consacrano al porno web?
Allora è proprio vero che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere?
Mi sa che io vengo da Plutone. Orrore! Orrore! Non faccio parte dell'umanità.
Ma sono anche figlia del mio tempo e mi adeguo alla domanda e all'offerta.
La richiesta sul mercato è: Hikikomori!
Siamo tutti hikikomori, abbiamo sostituito i rapporti sociali diretti con quelli mediati via internet.
Il nostro mondo è tutto in una stanza.
Ci siamo dissolti nei colori del monitor, le nostre cellule sono state sostituite dai pixel, la nostra voce dalla scheda audio il nostro cuore dall'hard disk esterno.
E' arrivata la fine del mondo, ma eravamo troppo distratti dai modelli di Dolce & Gabbana che sfilavano.
Se Cappuccetto rosso ha scelto il lupo e Cupido si è dato al tiro al piattello, significa che ci siamo venduti alla dura legge del mercato?!?
Web o non web? Questo è il dilemma! E' meglio cedere alla legge dell'offerta e consacrarsi alla solitudine del club degli insider? O a quello degli outsider?
Venderei l'anima a Satana solo per restare ancora un pò con te, occhi negli occhi.
Sarà che mi sono consumata, sarà per quello che non dici, sarà per i miei cattivi amici, ma io preferisco ancora il mondo reale...I mostri sono reali e "pesanti".
Il gelato virtuale non ha di certo un buon sapore.
E il web friend non ti abbraccia il giorno del tuo compleanno...per ora!

lunedì 9 aprile 2012

In battere e in levare

In battere e in levare...tic tac, tic tac...Il metronomo scandisce il tempo del musicista come l'orologio ci ricorda che siamo sempre in ritardo.
Tic tac, tic tac...Il musicista tiene conto dell'accento metrico e con le note dà forma ai suoi pensieri. Ascolta, riascolta e corregge, suona, si ferma e riprova, finchè la melodia è giusta.
In battere è il movimento che coincide con il colpo del metronomo, in levare è il movimento che coincide con il "silenzio" del metronomo. Il musicista lo sa e scandisce costantemente la sua vita con i battiti regolari e non regolari del metronomo. Noi che non siamo "addetti ai lavori" ma che la musica la fagocitiamo, leggiamo la nostra vita come una metrica sbagliata. Posso ricordare i momenti più importanti della mia vita, perchè essendo la mia vita un film è ovviamente dotata di una colonna sonora sensazionale. Il giorno più felice della mia vita, il più triste, il più così e così...Depeche Mode, Placebo, Cure, Beatles, etc..
Mi chiedo però cosa succede quando contiamo la vita in levare, quando il metronomo perde un colpo!
Cosa accade in quell'attimo di nulla?
Cosa succede quando il paesaggio che fino ad un attimo prima era verde, adesso è completamente bianco?
Quando il colore delle nuvole si confonde con quello delle montagne perchè tutto è innevato?
In quell'attimo il nostro metronomo si ferma. Prima era tutto regolare e contavamo in battere...
Adesso contiamo con le sospensioni che ci mettono in difficoltà!
Ma gli attimi di vuoto sono anche i più belli. Quelli che ci fanno sentire vivi, sono i momenti in cui si può affermare qualcosa e crederci per davvero, almeno finchè non accade il contrario.
Mi piace vivere sopra e sotto le righe, mi piace quando posso stordirmi ascoltando la musica ad alto volume, mi piace essere spiazzante e cinica, ma preferisco contare sia in battere che in levare.
E' questo il bello della vita.
Resto distesa, chiudo gli occhi e ascolto.
Intorno a me, seduti ai bordi di questo letto enorme, ci sono i miei musicisti che suonano un anplagghed strepitoso, solo per me!
Tic tac, tic tac...L'orologio mi ricorda che il tempo passa, il metronomo mi ricorda che i tempi in battere sono finiti. Il batterista porta il tempo per tutti, ma spesso sbaglia l'attacco. Non importa. Riprenderà il tempo giusto e il chitarrista eseguirà il suo miglior assolo.
Ho ritrovato il tempo giusto anche se a volte suono fuori tempo, anche se a volte stecco. Non importa. Saprò riparare. E la mia band mi seguirà e approverà.
Tic tac, tic tac...Tutti i musicisti seguono il mio ritmo.
La melodia si espande nell'aria come una coltre pesante.
Il mostro ha imparato a suonare!
Tic tac, tic tac...

domenica 8 aprile 2012

Empty roads


"Da soli si può andare in giro...in due si và sempre da qualche parte!"
Disse l'algida bionda (Kim Novak) a James Stewart. Centro al primo colpo! Colpito e affondato!
E stasera prendo in prestito la fast car di Tracy Chapman per fare una passeggiata notturna negli abissi della notte. Hai una macchina veloce, hai un biglietto per qualsiasi posto. Forse possiamo metterci d'accordo, forse possiamo andare da qualche parte. Iniziando da zero. Non abbiamo nulla da perdere.
Il viaggio come metafora della vita. Dove stiamo andando tutti? Facciamo parte di quell'armata fantasma che si dirige a est, verso il sorgere del sole?
Con la tua macchina veloce voglio partire. On the roads. Coast to coast. Senza mai voltarci indietro. Facciamo la nostra playlist, quella che parla di noi, quella che ci fà piangere, quella che ci fà ridere. Senza cinture di sicurezza, apriamo i finestrini e lasciamo che il vento s'insinui nei nostri capelli. Voglio sentire il sole che mi brucia il viso. Guida come se non avessi nessuna altra meta che portarmi via da qui. E se restiamo in silenzio, la musica parlerà per noi...Tienimi la mano e non pensare a nulla. Lascia dietro di te tutte quelle valigie inutili. Porta solo la tua chitarra e io le mie scarpe. Perchè per un lungo viaggio si ha bisogno delle giuste scarpe.
Il viaggio più bello è quello che facciamo dentro di noi ogni giorno.
Anche quando restiamo nella penombra di una stanza e non ascoltiamo altro che il nostro respiro e la chitarra di Ben Harper. Mentre fuori piove. Mentre fuori il mondo và di fretta, noi restiamo immobili e sospesi. Il più bel viaggio è stato quello che mi ha riportata indietro nel tempo. Mi ha riportata ad un giorno di sole. Quando la mia mente era sgombra e il cuore era colmo. L'estate della mia felicità. Vedevo il mare sfrecciare veloce davanti ai miei occhi. I bagnanti si godevano il caldo settembre e io zigzagavo nel traffico come una saetta. Mi sentivo come ubriaca. Ad ogni curva l'aria era sempre più colma di profumi. Il profumo degli agrumi, il profumo dell'estate. Non sentivo niente tranne il battito del mio cuore.
Era bellissimo non avere nessun pensiero.
Era bellissimo portarti con me, nella mia macchina veloce.
Poi è arrivata la pioggia e mi sono fermata ad aspettare che smettesse. Ma ha piovuto per un bel pò e da sola sotto quel riparo improvvisato, guardavo le gocce pallide scendere nervose e spietate.
Quando ha smesso mi sono rimessa in viaggio. Da sola.
Ho guidato per strade sconosciute. Ho conosciuto tutte quelle persone bizzarre che s'incontrano durante un lungo viaggio. Volti strani a volte familiari a volte spaventosi.
Mi piace viaggiare.
Mi piace partire senza meta e senza valigie.
Mi piace fermarmi a guardare lo spettacolo fuori onda della vita.
Come il vecchietto che dipinge di rosso il suo camioncino in mezzo al nulla, tra i prati. Come la ragazza addormentata, seduta accanto a me. Come i due innamorati che giocano a scacchi seduti su un panchina del parco cittadino.
Spesso mi sembra di assistere ad un film nel quale io sono la spettatrice invisibile, ma che ha la fortuna di poter girare per il set.
E' tutto uno spettacolo.
E' tutto un viaggio.
E anche se viaggio da sola, qualcuno tiene la sua mano nella mia.
Voglio viaggiare ancora. Senza meta e senza itinerario. Per strade vuote.
E mentre il sole ci abbraccia, consumeremo i nostri panini ripieni di buone intenzioni.
Buon viaggio a tutti i miei mostri!

sabato 7 aprile 2012

Xanax e sigarette


Il caffè prima e dopo il corso di follia autorizzata è diventato ormai un rito.
Un rito da rispettare.
E come tutti i riti và onorato, altrimenti noi poveri naufraghi perdiamo i punti di riferimento.
Mi accorgo che spesso le "presenze" sono, il più delle volte, "assenze".
Cerchiamo sempre qualcuno o qualcosa che ci faccia stare bene, ma nella maggior parte dei casi ci accorgiamo (sempre troppo tardi) che siamo in ritardo su tutto.
Come me che viaggio sempre sul fuso orario sbagliato.
E se qualcuno dice che ci sono numeri da rispettare, numeri per fare qualsiasi cosa...Noi abbiamo perso il nostro. Abbiamo perso il turno, ci siamo dimenticati di contare. E non possiamo aggiustare ciò che altri hanno distrutto. Non ne vale la pena...MAI!!!
Allora mi chiedo se invece valga davvero la pena aspettare!
Ho l'impressione che la mia vita sia come un film di David Lynch, fondamentalmente senza senso!
Wikipedia mi dice che lo xanax è un ansiolitico, non ne ho mai fatto uso però negli ultimi giorni mi rendo conto che sto facendo psicoterapia a mia insaputa. Sono paziente e dottore al tempo stesso.
In che modo mi sto psicanalizzando?
Con tutti questi caffè e cappuccini che consumo con i miei compagnoni di sventura.
Siamo deboli, siamo fragili, siamo come foglie trasportate dal vento. Andiamo in tutte le direzioni possibili, eppure in fondo da nessuna parte.
I miei pazienti hanno doni magnifici.
Sono come le pietre grezze. Tesori nascosti. Eccezionali, coraggiosi e forti nelle loro fragilità. Soffrono e continuano a vivere con la volontà e il valore dei grandi eroi. Spesso armati di nulla. Combattono tutti i giorni contro la superficialità dilagante, contro gli stupidi cervelli, contro i fottuti limiti del nostro prossimo. E come cantano i Depeche Mode...soffrono bene, soffrono meglio degli altri, soffrono sotto una teca di vetro, osservati dal loro prossimo, come materiale biologico in formaldeide.
A volte vorrei proprio avere i doni del genio della lampada, per vederli sorridere, per esaudire tutti i loro desideri, per soffermarmi un attimo nelle loro lacrime di gioia.
Vorrei svegliarmi una mattina e scoprire che Cenerentola non era la principessa che conosciamo, ma una ragazza con qualche chilo in più e qualche anno passato a fare psicoterapia, ma con un cuore d'oro. Vorrei che il principe azzurro non fosse quello con il cavallo bianco, ma quel ragazzo della porta accanto che ti viene a prendere sull'autostrada quando la macchina ti ha abbandonato, che ti prepara i panini per una gita fuori porta. Vorrei che per una volta vincesse la strega cattiva.
In fondo le fiabe che ci raccontano da piccoli ci hanno rovinato la vita. Non abbiamo quasi mai colto la vera morale, ma ci hanno resi vittime sacrificali e consenzienti sull'altare della sofferenza. Abbiamo sognato di essere un giorno Biancaneve, un giorno Aurora, un altro giorno Ariel. Abbiamo aspettato il maledetto principe che non è mai arrivato, è arrivato il cavallo bianco. Solo. E abbiamo scoperto che in realtà il principe è partito per una gita nel mar dei caraibi. Essendo diventato ricco e famoso ha pensato bene di godersi una meritata vacanza e si è fidanzato con il barista dell'albergo a 5 stelle.
E' tutto un paradosso. E noi stiamo ancora aspettando il nostro turno. Con il numerino in mano guardiamo il tabellone elettronico alla cassa veloce dell'infelicità.
I veri principi e le vere principesse, oggi, sono quelli che consumano xanax al bancone del bar.
Sono quelli che cospargono di litio il loro gelato alla vaniglia.
Sono quelli che ridono delle loro imperfezioni, che vedono negli altri solo il bello, nonostante ci sia il vuoto assoluto. Sono tutti quelli che inseguono i loro sogni e che in un attimo sanno regalarti momenti indimenticabili. E allora...Che vadano a farsi fottere tutte quelle regole che ci vogliono bellissimi e perfetti.
La bellezza e la perfezione esiste dentro di noi.
E noi poveri mostri siamo bellissimi nella nostra imperfezione, con le nostre cicatrici, con le nostre menomazioni.
Credo che se Aurora, Cenerentola o Belle e tutte le altre principesse vivessero oggi, nella vita reale, sarebbero delle povere idiote. Sarebbero le modelle anoressiche che sacrificano la loro vita allo stupido "apparire". Sarebbero le attrici peggiori; andrebbero in giro tutte griffate a fare mostra del loro bassissimo quoziente intellettivo. Andrebbero in discoteca e berrebbero solo cosmopolitan.
Mi domando perchè è così difficile oggi farsi capire.
Dove diavolo sei principe azzurro? Sei andato da prada a fare spese e non hai più trovato la via d'uscita?
Hai dimenticato la strada per il castello?
O ti sei perso sulla route 66?
Un giorno ho incontrato un principe, ma di azzurro non aveva neanche gli occhi.
Aveva tutti i peggiori difetti.
Ma era vero ed era lontano da tutti i clichè del maschio medio.
Il genio incompreso. Il bello e dannato. Lo spietato che dà sempre forma ai suoi pensieri più bassi.
Quanti caffè all'arsenico ho bevuto per colpa dei suoi occhi? Tanti!
Siamo mostri e normali.
Io sono entrata nel circo come la stella tra i mostri.
E me ne vanto.
Meglio essere un mostro, amare un altro mostro, essere circondata da altri mostri come me, piuttosto che andare in giro con la Louis Vuitton al braccio solo per dimostrare che ho accalappiato il signor Biancaneve.
Per ora continuo a dolcificare il mio caffè con lo xanax, in attesa che il mio mostro mi prelevi da questa noia e mi renda un pò più infelice.

Buonanotte miei dolci mostri.

venerdì 6 aprile 2012

La Signora Salamandra


Non mi manca niente. Tranne quello che non ho!
Lady blondie ha gravi disturbi che tenta di risolvere aggrappandosi a qualcuno che è più infelice di lei.
Tenta di salvare il mondo, gli animali e il suo prossimo. Ha la sindrome della crocerossina, ha la sindrome dell'abbandono e il pianto facile. E' un animale fragile ed insicuro. Ha tutte le caratteristiche della femmina che vuole essere protetta e perchè no, salvata da sè stessa.
E' intelligente e colta eppure nonostante la sua pseudo sensibilità artistica è peggio di un rullo compressore.
Il suo finto perbenismo nasconde la cattiveria di una mente malsana. Non è matta! E' semplicemente egoista.
Ha indossato la maschera della Signora Salamandra, ma non lo è! E' una piccola lucertola, ma una qualunque, una di quelle con le venature verdi e marroni, non ha i colori della salamandra...
Non ha più la coda; qualche stupido ragazzino deve avergliela tagliata per un suo sadico divertimento. Ha provato a farsela ricostruire, ma il dottor lucertola non aveva le giuste conoscenze della chirurgia.
Poi un giorno ha incontrato il Signor Salamandra. Bellissimo nel suo vestito sgargiante e infelice come nessun altro. Ha pensato di curare le sue ferite, ma erano troppo profonde e invisibili ad un occhio poco attento.
Ha provato a sopportare le pazze conclusioni del Signor Salamandra, ha incassato e pianto...
Ma ad un tratto è venuta fuori la sua cattiveria atavica e ha legato le zampe del Signor Salamandra ad un sasso.
Le ha inchiodate e con lucida follia ha sollevato la sua piccola scure, lo ha fissato negli occhi e gli ha tagliato di netto la coda.
Cosa avrà visto negli occhi di lui in quell'attimo di sospensione?
Lacrime? Compassione? Rabbia?
Sono sicura che il Signor Salamandra non ha pianto. Sono certa che nei suoi occhi c'era pietà per quella povera lucertola infelice e sola.
Sono sicura che lui l'ha perdonata nell'attimo stesso in cui la mannaia ha affondato la lama nella sua carne.
Ha sanguinato dentro!
La lucertola traditrice ha liberato il suo ostaggio ed ha provato a farsi amare. Perchè nella sua mente perversa, il suo compagno, ora menomato, avrebbe avuto solo lei.
Menomato come lei l'avrebbe amata di più.
Ma la mente del Signor Salamandra è diventata una riserva di bottiglie vuote.
Il Signor Salamandra e la lucertola hanno danzato il loro ultimo tango sulle rive di un lago; non era a Parigi, ma alle porte dell'Inferno.
Cosa farà adesso il signor Salamandra?
E Lady lucertola in quale ospedale presterà soccorso?
Credo che la bionda lucertola, troverà un altro rettile da salvare, ma ciò che più mi preoccupa è che il Signor Salamandra dovrà imparare a vivere senza la sua coda.
Canterà di notte, al chiaro di luna, del suo potere nefasto.
Canterà del suo dono di rendere infelici gli altri.
Non preoccuparti Signor Salamandra, un giorno la tua compagna dal sangue freddo saprà ricucire la tua coda.
Perchè lei conosce i segreti della chirurgia dell'amore!
Perchè la tua vera compagna è una salamandra come te. Non una lucertola!
Perchè lei non tarperà mai le tue aspirazioni.
Perchè lei sarà il contagio e la cura insieme.
Perchè lei ti sta aspettando...In un altro stagno, in un altro luogo, non molto lontano da te.
Buon viaggio Signor Salamandra!

giovedì 5 aprile 2012

Cielo di mercurio

Su frequenze radio, ho sentito qualcuno dire: " Se io rivedendoti fossi certa che non soffri, ti rivedrei..."
Parole tremende, tragiche, che s'incollano al palato...
Mi ricordano l'impasto sbagliato di una torta che non si cuocerà mai.
Stasera da una finestra ho notato che il cielo era rosso, di un rosso intenso e saturo; non riuscivo a definirne il colore esatto, poi ho pensato al mercurio, ad un rosso liquido, ma non diluito, un rosso che sanguina. Allora ho pensato agli addii, alle chiusure, alle rotture, a tutti i pezzi che noi ogni volta regaliamo. Se fossi regista la scena dell'addio la vedrei così; con un cielo di mercurio! Perchè mai ci mettono sempre la pioggia? Non può corrispondere alla rabbia, all'impotenza, al panico che si prova quando qualcuno ci dice addio. Io ci metterei un cielo di mercurio, un uragano in lontananza che si avvicina, una burrasca incombente che si avverte, ma che non si vede, un cielo sanguinante. Non capisco come si possa mettere la poesia in un addio, come si possa diluire tutto con una patetica, romantica, pioggia! Quello è il momento della battaglia finale, gli avversari stanno combattendo con le loro ultime energie, con la tenacia e la volontà. Uno dei due soccomberà e il vincitore taglierà la testa al nemico. Come può in quel momento, il perdente, provare pena? Proverà, invece, una rabbia feroce e vorrà vedere il proprio nemico steso al suolo e come un toro vedrà solo rosso!
E questo mi spaventa, perchè la rabbia della sconfitta la si porta dentro per sempre.
E la cosa non mi piace neanche un poco.
C'è un modo per non sentire più nulla?
C'è un modo per non nutrirsi più senza morire?
C'è un modo per avere un microchip emozionale?
Aurora dei Subsonica lo sogna già da qualche anno. Per tutti noi, come lei, è più facile indossare una solitudine, piuttosto che soffrire.
Come lei vorrei avere una carne sintetica, occhi bionici, ma soprattutto questo microchip miracoloso.
Se potessi affidarmi ad un bisturi, lo farei, solo per farmi espiantare l'organo che mi crea più problemi di tutti: il cuore.
Sostituito poi il maledetto organo, attiverei il microchip della felicità!
Mi sembra una fantastica idea.
Se ci riesco, darò l'indirizzo del miracoloso dottore ad Aurora. Credo che mi ringrazierà!
La cosa più difficile da fare, con un cuore che parla troppo, è restare sola con lui.
Quando hai passato una serata piacevole e non hai pensato mai a quell'unica cosa che ti fà accartocciare le budella, ti metti in macchina, accendi lo stereo, metti in moto e l'odioso ricordo s'insinua subdolamente. Come un dolore latente che sai di avere, ma che resta lì a sonnecchiare, che aspetta di venire fuori nel momento più sbagliato; quando ti mancano pochi metri per essere a casa. Quando sei più debole, quando hai abbassato le difese, quando stai per togliere la corazza, quando per una volta potrebbe starsene zitto e andare a dormire!
Non voglio un altro cielo di mercurio.
Voglio il microchip emozionale.
Samuel dove posso comprarlo?

mercoledì 4 aprile 2012

Il cuore rivelatore


Vi è mai capitato di svegliarvi nel cuore della notte per colpa di un brutto sogno?
Vi è mai capitato di non ricordare neanche il brutto sogno, ma di sentire il cuore scoppiare, come se volesse uscire dalla sua sede? Quello per me è il "cuore rivelatore". Il cuore che ci sussurra qualcosa, che ci parla dei nostri malesseri interiori, ma che noi non ascoltiamo mai. Personalmente ho scoperto di avere un pulsante che mette in standby le emozioni e a volte è davvero piacevole non sentire nulla. Ma è come un'anestesia; una volta smaltito l'effetto ti ritrovi con lo stomaco sottosopra, le gambe non ti reggono, la vista è annebbiata e scopri che il cuore ha parlato! Nel racconto di E.A.Poe si parla di un assassinio, io, qui, parlo dell'assassinio che compiamo ogni volta che non ascoltiamo il nostro cuore.
Spesso ci ritroviamo in situazioni fastidiose che ci rendono infelici, ma dalle quali non sappiamo uscirne. Allora indossiamo una maschera di circostanza e iberniamo il cuore nel congelatore della nostra finzione. Raccontiamo bugie a noi stessi e agli altri, fingiamo che tutto in realtà vada bene e intanto stiamo marcendo dentro. Poi un giorno ci svegliamo, ci guardiamo allo specchio e fatichiamo a riconoscere quel volto che ci fissa. Abbiamo raccontato bugie a fin di bene, per non far soffrire, perchè forse in fondo tutti noi siamo buoni, abbiamo incassato e come un caterpillar ci siamo massacrati i sensi. Ma non sarebbe stato meglio se per una volta avessimo ascoltato il cuore rivelatore?
Nei balletti per esempio c'è un attimo di sospensione, un attimo in cui il ballerino prima di poggiare i piedi sul palco sfida la forza di gravità; quello è l'attimo in cui si è indecisi...Non sapremo mai se metteremo i piedi nel modo giusto o cadremo. Quello è l'attimo in cui se ascoltassimo il cuore, potremmo evitare tragiche cadute che ci terranno in convalescenza per mesi e mesi se non anni!
Il mio cuore parla e palpita e io voglio ascoltarlo. Non voglio più ignorarlo.
Sono certa che non tutti mi capiranno, ma del resto non siamo stati creati per amare tutti in modo indistinto.
L'incantesimo si è rotto, ho distrutto lo specchio della strega cattiva e lei è morta!
E se la strega è morta, io come Dorothy, posso incamminarmi sul sentiero dei mattoni gialli.
Posso andare dal mago di Oz e chiedere di ritornare a casa.
"Oh grande e potente Mago esaudisci il mio desiderio e fammi ritornare a casa!"


Signorina Cappuccino (ma almeno da morti riusciremo a fare a meno delle regole?)

Cosa c'è di più bello che godersi il sole seduti vicino al mare?
I piccoli piaceri della vita: cappuccino, musica, libro, sigarette e mare!
Dopo posso anche morire.
Non esageriamo! Sono ancora giovane.
Passeggio nel dedalo di viuzze del centro storico, dove in piena estate l'ombra dei palazzi sembra un'oasi nel deserto. Mi soffermo spesso a guardare le macchie d'umidità e le scritte sui muri. C'è ancora chi dichiara amore, odio e rigurgito politico alle pareti  sporche di questa città?
La bancarotta morale è evidente eppure nessuno la nota.
Ogni tanto scovo qualche nota di verde appesa ai micro balconi di questa città nella città.
Qualcuno ha tentato di dare a questa parentesi di ferro e cemento una parvenza di civiltà.
Mi ha sempre affascinata questa zona a tratti fantasma.
Di giorno si avverte la calma e l'aria che profuma di cibo.
Di notte si trasforma in discoteca, in angolo dimenticato da qualche dio per i cultori dell'assenzio post-moderno.
Attraverso le strade piccole e deserte e intravedo una striscia celeste e luccicante.
Sembra una collana di zaffiri ondeggianti. La calma piatta in un attimo è sostituita dal traffico nevrotico. Schivo questo ammasso di ferraglia polverosa e mi dirigo sul lungomare.
Meravigliosa primavera!!!
Si avverte un senso di attesa. Persone che pranzano seduti sulle panchine cocenti, cani che si godono la meritata libertà, fortunatamente, pochi bambini chiassosi.
Sono la Signorina Cappuccino e qualcuno più grande di me ha dimenticato di dotarmi di senso materno.
Ma nessuno sembra credermi.
La Signorina Cappuccino ha troppe cose da fare o forse vive ancora sull'isola che non c'è insieme a Peter Pan e Trilly.
Mi piacciono i giochi e quell'età spensierata in cui ti senti invincibile e puoi ancora credere che tutto è possibile.
E io mi sento così: INVINCIBILE!
Abito al limite delle mie sensazioni. E mi piace così!
E quando il vento urla forte preferisco annegare nel mio cappuccino bollente.
Qualcuno ha detto: " Bello svegliarsi innamorati e giurarsi che per sempre sarà. Almeno fino a quando un altro amore arriverà..."
Mi piace questa frase.
Tutto dovrebbe essere così spensierato.
L'amore non dovrebbe essere un lavoro, ma una conquista momentanea.
Del resto ho sempre pensato che le persone che amiamo non ci appartengono mai realmente e penso che ci vuole coraggio oggi, ad amare. L'amicizia invece è un amore più consono a noi esseri alieni.
Un amore che dura tutta la vita, i fratelli e le sorelle che ci scegliamo, gli psicologi che ci maltrattano gratuitamente e che dopo baciano le nostre tre teste.
In questo periodo mi sono persa più volte, ma ringrazio i miei "psicologi" che mi hanno riacciuffato nel labirinto dei miei giorni liquidi. Per un attimo ho perso l'equilibrio e ho smesso di vedere i colori.
Ho visto solo le pareti ricoperte di orrendi graffiti e liquame nero.
Adesso invece ho trovato una panchina in un angolino nascosto e lì mi voglio godere questo nuovo sole.
Ma questo sole durerà per sempre. Lo so!
Non dovrò aspettare che ne arrivi un altro.
Il vento è cambiato, la chiglia si era incagliata, ma la nave è uscita dalla secca...
Siamo tutti mostri e normali, perciò invio queste parole ai miei tre piccoli mostri.




Ringraziare voglio il divino
labirinto delle cause e degli effetti
per la diversità delle creature
che compongono questo universo singolare,

per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,

per il saldo diamante e l’acqua sciolta
per l’algebra, palazzo di precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius,
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare
senza uno stupore antico


per il mogano, il sandalo e il cedro,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giorni del 1955,

per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra,
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,

per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg,
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,

per la lingua che secoli fa parlai nella Northumbria,
per la spada e l’arpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale d’Inghilterra,
per la musica verbale della Germania,
per l’oro che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno
per il nome di un libro che non ho letto,

per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e di Manhattan,
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale,
e il cui nome, come preferiva, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo
scrissero tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica i passati,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio,

per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,

per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi che scrissero già
questa poesia,

per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,

per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
quei due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per questa musica, misteriosa forma del tempo.


Jorge Luis Borges.

martedì 3 aprile 2012

Absolute Beginners

Stanotte passeggio mano nella mano con il Duca.
E in questa mia passeggiata notturna canta:
"Sono un debuttante assoluto e sono perfettamente equilibrato fino a che siamo insieme...il resto può andare all'inferno". Parole meravigliose, recitate con voce algida e sublime.
Stasera i mostri sono andati al cinema.
"Posti in piedi in paradiso".
Non è malvagio se si vuole ridere in modo assolutamente facile. Meglio gli attori delle attrici. Ma la cosa che più mi fà paura è che ridiamo di qualcosa di assolutamente tragico. Cosa ne sarà del nostro domani? Come sarà il futuro dei 30enni di oggi, come me? Un giorno riusciremo ad essere felici? Voglio inviare questa domanda nello spazio virtuale...Risponderà mai qualcuno? Siamo dei debuttanti assoluti allora? Se la vita è un palcoscenico e noi siamo dei debuttanti assoluti, allora stiamo recitando il copione di un altro attore, o peggio stiamo recitando senza copione. Vorrei davvero conoscerlo questo testo che ci portiamo dietro come una valigia pesante e ingombrante! Ma se siamo debuttanti, allora non abbiamo niente da perdere e possiamo ancora distruggere tutto e ricominciare dal principio. Voglio fare così. Voglio ricostruire, non distruggere, non voglio aspettare più, ma soprattutto non voglio sentire più la tempesta che incombe minacciosa. Vorrei potermi svegliare domani e ritrovare quelle mani che mi aiuterebbero a riaggiustare tutto, a ricostruire le macerie, a rimettere in ordine tutto. Quelle mani che cullerebbero quest'inquietudine latente. Vorrei svegliarmi e ritrovare quella sensazione, quel profumo e quel malessere lieve eppure così familiare. Cosa succede se mollo la presa e mi lascio cadere?  Ho perseverato, ho resistito e ho trattenuto il respiro...ma sembra davvero strano perdere quelle piccole insane abitudini...non perderle, ma metterle nel cassetto del comodino. E' finita la favola? Ho perso la rotta per il porto che mi dava una parvenza di pace. E' difficile accettare che non sono più la stessa, che non sono più lo strano essere che si emoziona. Non voglio più essere una debuttante, voglio arrendermi, voglio fidarmi, ma non voglio più sognare...Il tempo per essere debuttante e naufragare tra platee vuote è finito. Il mio tempo di attesa è finito. Mi ritrovo dietro le quinte di questo schifo di spettacolo, ma non ho più paura di debuttare, ormai sono pronta per il vero spettacolo. Sento il calore delle luci e l'odore di legno marcio di un teatro dimenticato da tutti...ma uno spettatore c'è, il solo che non mi vede una absolute beginner.
Il mio ego assonnato!
Un giorno aprirà i suoi occhi rimpiccioliti e si metterà a cantare sono fuori dal tunnel...e smetterà all'istante di piovere.
Basta cantare 50mila lacrime! Nina Zilli è molto più brava di me.
Intanto lo lascio dormire.
Buonanotte mio caro ego!

lunedì 2 aprile 2012

La vita è un palcoscenico dove gli uomini non fanno che recitare sempre la stessa scena!


Grigio Cenere

Se in sottofondo ci sono i Tre allegri ragazzi morti un perchè ci sarà...
"...non mi cercare, io per te sono morta!" credo che diventerà il mio motto in questi giorni.
Grigio Cenere, come la cenere delle mie sigarette, grigio come una terra indefinita, una sorta di limbo terrestre.
Grigio come una persona che non riesce mai a decidere per il bianco o per il nero...Per me che sono intransigente, per me che è tutto o bianco o nero, il grigio può diventare un colore quasi fastidioso. Grigio per esempio è un colore che s'indossava dopo un lungo periodo di lutto; significa che siamo pronti a ritornare alla vita, ma non ancora completamente. Un colore quasi indefinito è un non-colore, non ha nessuno vitalità eppure non è cupo come il nero, è il punto interrogativo tra i colori. Perciò in questo momento ho deciso che mi piace.
E se i Tre allegri ragazzi morti dicono che "non saremo mai come voi" io approvo in pieno e come loro io mi sento una "ragazza persa".
Non sempre mi sento persa, a volte i sento semplicemente un freak.
Meglio essere freak che essere idioti.
Meglio sentirsi "persi" che non sentirsi affatto.
Non tutto però è grigio cenere. Ogni tanto ci sono sprazzi di luce.
Questo colore per me simboleggia l'attesa. Una tela di Penelope. Un'attesa vana. Ma cosa aspetterò mai poi?
La nostra vita è tutta un'attesa.
Aspettiamo sempre qualcosa.
L'esito di un esame, un'ora particolare, l'uscita del nuovo album dei Depeche Mode, la nuova mostra su Dalì, il giorno della partenza e il giorno del ritorno.
E io, come tutti, aspetto.
Aspetto...
e inizio questo blog con un addio.


 
Decisero di prendersi un caffè. (Lui) sapeva che avrebbero dovuto parlarne prima o poi. Scelsero un tipico caffè, come si vedono nelle foto delle guide turistiche. Un classico con i tavolini all’aperto, le sedie in legno e i camerieri in alta uniforme, di fronte al Canale S. Martin. L’unica giornata in cui il sole finalmente si era affacciato, aveva permesso ai bambini e alle giovani madri di fare una passeggiata domenicale; ma lui intuiva che c’era qualcosa che proprio non andava… “Due caffè!” ordinò lei. “Perché il caffè? Tu lo odi.” “Oggi mi và così!” La guardò come se la vedesse per la prima volta. “Domani odierai di nuovo il caffè, lo so.” “Ti sbagli, invece. Da domani ordinerò solo caffè!” disse la donna. “Non  guardarmi così… parla piuttosto. Ti odio quando mi guardi e speri che la mia sfera magica entri in funzione ogni volta, come per miracolo.” ringhiò lei. “Già da un po’ nei tuoi occhi vedo un ‘altrove’… e forse so anche il perché.” L’uomo fissava i lacci delle sue scarpe. Lei seguì il suo sguardo e capì che non avrebbe mai perso la sua malsana abitudine di parlare pur non parlando, di avere sempre in mano la situazione con quella sua affascinante superficialità. “Dovresti proprio allacciarli… un giorno finirai per inciampare e potresti non trovare più la mia mano.” “Tu odi il caffè, come io odio questi dannati lacci e so benissimo che il giorno in cui sarò costretto a cambiarli, sarà un giorno grigio polvere.” Lui la fissò negli occhi per la prima volta quel giorno e vide di nuovo quell’altrove, che oramai conosceva bene, che odiava, che lo sconcertava e che attivava il suo sistema d’allarme. Sembrava proprio una bambina, con i suoi polpastrelli in evidenza e il pianto malcelato dei suoi occhi. Non avrebbe perso la sua abitudine di mangiarsi le unghie e non avrebbe smesso di essere così affascinante, quei suoi occhi magnetici avrebbero attirato qualsiasi uomo disposto a capire i suoi strani silenzi. “Questo caffè è tremendo!” suggerì l’uomo. La donna non rispose, ma fissò ancora i lacci sciolti delle sue scarpe… “Allacciateli da solo!”